RINITE ALLERGICA: L’AFFRONTANO MEGLIO LE DONNE

Uomini e donne: non sono affatto uguali… neppure di fronte alle allergie, alla rinite allergica in particolare. Una patologia, quasi sempre a esordio primaverile per via dell’elevata presenza di pollini nell’aria, molto comune tra gli italiani tanto da interessare una persona su 5, mediamente il 18,3% della popolazione, di cui quasi il 19% donne, specie di età compresa tra i 25 e i 34 anni, e un’incidenza in crescita del 5% all’anno nell’ultimo decennio a causa di nuovi fattori di rischio. Primo tra tutti l’inquinamento ambientale – polveri sottili, smog e stile di vita – che rende i cittadini più sensibili alle allergie rispetto agli abitanti di zone rurali. Per tutti resta però una delle problematiche per cui ci si rivolge al medico più di frequente, con sensibili costi socio-economici, essendo tra le prime cause di assenza dal lavoro o da scuola.
«La rinite allergica – spiega il professor Lorenzo Pignataro, Direttore UOC di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico Milano – è caratterizzata da sintomi quali la congestione e l’ostruzione nasale e secrezioni tipicamente chiare, a cui si associano nel 50% dei casi prurito al naso e agli occhi, arrossamento della mucosa congiuntivale (42%) e starnuti ripetuti (80%), generalmente assenti nel raffreddore comune». Sintomi ben noti e condivisi da tutti gli allergici, grandi e piccini. Sembra però che reagiscano molto meglio le donne: più tolleranti agli effetti collaterali riescono, anche nelle giornate di crisi, a conciliare in modo più efficace impegni professionali e personali, rispetto all’uomo più lamentoso e debole di fronte alle implicazioni della rinite. Lo ha attestato un’indagine on-line di Assosalute (Associazione nazionale di farmaci di automedicazione), condotta in febbraio fra mille naviganti web, distribuiti su tutto il territorio nazionale, di una età compresa tra i 15 e gli oltre 55 anni.

Una survey che ha svelato connotazioni e informazioni curiose sulla rinite allergica: ad esempio che si starnutisce maggiormente al Centro (22,7%) e nelle Isole (22,6%), piuttosto che al Nord (19%), con una prevalenza tra le donne (18,8%), rispetto agli uomini (17.9%). «L’allergia – precisa il professore – è una risposta immunitaria anomala dell’organismo al contatto con sostanze estranee volatili, i cosiddetti allergeni, come polline ma anche acari della polvere, pelo e forfora degli animali domestici, normalmente innocue per la maggior parte delle persone. Può accadere però che in alcuni individui il sistema immunitario, in una prima fase detta disensibilizzazione”, reagisca all’allergene come se si trattasse di una sostanza nociva, producendo anticorpi specifici, le IgE. Quando l’antigene si lega alle IgE, si attiva la seconda fase allergica, detta di “reazione”, nella quale vengono liberati mediatori chimici pro infiammatori – come l’istamina e i leucotrieni – che provocano vasodilatazione e aumento dell’attività delle ghiandole secretorie».
Ed ecco che si sviluppa la sintomatologia allergica o in forma stagionale (4-5% dei casi e soprattutto nei bambini), dunque solo nel periodo pollinico e in diversi periodi dell’anno secondo la fioritura della pianta a cui si è allergici, o in forme persistenti (1-18% dei casi, definite in passato perenni) in cui la manifestazione clinica può avere riacutizzazioni durante tutto l’anno, a seguito all’esposizione, in questo caso, ad ambienti polverosi. Le allergie, indipendentemente dal periodo stagionale in cui colpiscono, avrebbero momenti più critici nell’arco della giornata: il peggiore – anche per la donna (27,6%) – è la mattina, al risveglio, con attenuazione dei fastidi durante la giornata e una ripresa della “sofferenza” di notte per quasi il 10% delle donne, contro il 14% circa che deve fare i conti con la stessa intensità della sintomatologia per tutto il giorno. A infastidire, almeno le donne, sono soprattutto il prurito agli occhi (42,7%), poi gli starnuti (49,6%) o il prurito nasale e la lacrimazione (46,4%): fenomeni che sanno ben gestire, facendo fronte anche al cattivo umore (24,7%), alla difficoltà di concentrazione (13,9%) o alla sensazione malaticcia (16,9%) ed evitando soprattutto di stare troppo all’aria aperta (27,2%) o praticare sport.

Norme comportamentali e terapeutiche possono contribuire a limitare i sintomi: «In via preventiva, contro i pollini – consiglia lo specialista – è bene chiudere le finestre e utilizzare, quando possibile, l’aria condizionata, così come evitare di uscire nelle giornate ventose o subito dopo un temporale, perché in queste condizioni climatiche i granuli pollinici si frammentano e raggiungono più facilmente le vie respiratorie dove si insinuano più in profondità. Le passeggiate non vanno fatte nei momenti di maggiore concentrazione dei pollini, ovvero le ore centrali e più calde della giornata, e in luoghi lontani da aree verdi come parchi e giardini. Vanno poi evitati anche fumi, profumi, ambienti freddi e polveri che vanno a stimolare l’insorgenza di starnuti, prurito e tosse. Ancora è buona norma tenere sempre sott’occhio il calendario pollinico su siti specializzati per non farsi trovare impreparati da una fioritura precoce e utilizzare, per chi soffre di allergia, la mascherina e gli occhiali da sole».
Anche l’igiene personale può fare la differenza: ad esempio farsi la doccia e lavare i capelli quotidianamente può evitare che i granuli pollinici rimangano intrappolati tra i capelli e la notte possano depositarsi sul cuscino, riacutizzando la sintomatologia. Così come detergere palpebre, ciglia e sopracciglia aiuta a eliminare allergeni e sostanze inquinarti che possono sostare e accumularsi nelle zone perioculari durante il giorno. In casa, invece, è protettiva la sostituzione frequente di lenzuola e il lavaggio di pavimenti, mentre l’aspirapolvere va passato su tappeti, moquette e tappezzerie solo se dotato di filtri specifici, e il contatto con ogni cosa pelosa, animata o inanimata, va quanto più possibile evitato. E poi non bisogna dimenticare la “cura”: oltre il 32% di donne fa ricorso a farmaci di automedicazione (quelli da banco con il bollino rosso che sorride sulla confezione) che già conosce e solo nel 20% dei casi chiede consiglio al medico e/o al farmacista. «I farmaci più indicati e comunemente utilizzati – dichiara Pignataro – sono gli antistaminici e antiallergici ad uso topico, come spray nasali e colliri, e ad uso sistemico assunti per via orale (difenidramina, dimetindene, cetirizina, loratadina, levocabastina, azelastina cloridrato). A questi si possono affiancare anche farmaci vasocostrittori (efedrina, nafazolina nitrato…) e soluzioni saline isotoniche e ipertoniche per lavaggi nasali, particolarmente utili perché funzionano da filtro e trattengono i pollini».
Tuttavia ad oggi solo il vaccino è in grado di modificare significativamente la storia naturale della malattia: «Mentre l’efficacia e il grado di soddisfazione dell’immunoterapia con un solo allergene per pazienti con singole sensibilizzazioni – spiega Pigantaro – cioè allergico a un solo agente, è alto e dà un sollievo sintomatico che perdura anche al termine della terapia, l’efficacia in pazienti polisensibilizzati è tuttora dibattuta e studi con vaccini con più allergeni sono in corso». Comunque, prima si inizia una terapia preventiva meglio è, al fine di evitare possibili complicazioni come otiti, bronchiti, sinusiti, o la sindrome rino-naso-bronchi. Queste sono più probabili nel bambino che nell’adulto, ragion per cui i piccoli con sospetto di allergia, andrebbero sottoposti a un test delle cellule nasali per la ricerca di eosinofili e qualora risultassero “abbondanti” essere avviato, intorno ai 4 anni, a una terapia preventiva.
«Pur non potendo essere definita propriamente una malattia genetica, la rinite allergica – conclude il professore – ha sicuramente una forte predisposizione familiare che si traduce in un rischio incrementato di sviluppo di manifestazioni allergiche in bambini i cui genitori sono allergici, sulla quale incidono poi fattori ambientali e l’età di esposizione a questi fattori ambientali». In ogni caso, ai primi sintomi è preferibile consultare il medico o lo specialista per la pianificazione di un “protocollo terapeutico” per diminuire la sintomatologia e, se possibile, evitarne l’insorgenza.

 

di Francesca Morelli

 

 

BOOM DI ALLERGIE NEI BAMBINI, MA MOLTE POSSONO SPARIRE

I “dati allergici” sono in continua crescita, a livello mondiale e per tutte le fasce d’età. Secondo le stime diffuse dall’Organizzazione Mondiale di Allergologia (World Allergy Organization) ne soffre all’incirca il 30-40% della popolazione globale interessata da una o più “reazioni” allergiche: alimentari, respiratorie, anafilassi, a farmaci, agli insetti, cutanee (eczema, orticaria, atopia) e angioedema. Più sensibili alle allergie, soprattutto a quelle alimentari correlate a uova, latte, soia, pesce e frutta fresca, sono neonati e bambini piccoli con episodi e casi più che raddoppiati negli ultimi anni. La buona notizia sta nel fatto che gran parte di queste reazioni ai cibi, proprio perché sviluppate in tenera o giovane età, possono essere superate e gli alimenti inquisiti essere reintrodotti con il tempo nella dieta. Lo hanno confermato esperti riunitisi di recente a Ferrara in occasione  del 3° congresso regionale della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (Siaip) organizzato dall’Università degli studi della stessa città, dall’Azienda ospedaliero-universitaria e dalla Siaip Emilia Romagna.  (F. M.)

 

 

OGNI POLLINE HA IL SUO RIMEDIO….OMEOPATICO

E tu di che polline sei? Se per ogni polline esiste una specifica manifestazione, l’omeopatia ha il rimedio per controllarlo o per prevenire starnuti, lacrimazioni e effetti collaterali con una corretta profilassi. «Un trattamento omeopatico – spiega la dottoressa Ginevra Menghi, allergologa e immunologa clinica, esperta in omeopatia – iniziato all’incirca due mesi prima della fioritura, può svolgere un’azione protettiva e preventiva contro le varie forme allergiche soprattutto respiratorie e oculari. Uno tra i rimedi più efficaci è Pollensì che contiene una selezione di pollini diluiti alla 30 CH, 5 granuli 2 volte a settimana, a cui si possono affiancare soluzioni specifiche al tipo di pianta a cui la persona è allergica».
Quale soluzione alla rinite allergica, l’omeopatia propone già alla comparsa dei primi sintomi Sinalia, 5 granuli fino a 6 volte al giorno in caso di necessità. «Vi si possono associare – precisa l’omeopata –Nux Vomica 9 CH e Histaminum 9 CH in caso di starnuti frequenti; Sabadilla 9 CH con rinorrea non irritante o Allium cepa 9 CH se la rinorrea è invece irritante; Kalium iodatum 9 CH se l’irritazione riguarda  naso e occhi; Sanguinaria canadensis 5 CH in caso di mucosa nasale bruciante. Per tutti la posologia è la medesima: 5 granuli ogni due ore, diradando la frequenza in base al miglioramento dei sintomi».
Un altro importante effetto collaterale dei pollini è la congiuntivite allergica che causa prurito, arrossamento, lacrimazione, sensazione di sabbia negli occhi e gonfiore palpebrale. «Il rimedio – conclude la dottoressa – è Euphralia, un collirio monodose a base di Euphrasia officinalis e Chamomilla vulgaris, adatto anche nei bambini, che non contiene conservanti, né altre sostanze che possono irritare l’occhio. Nei casi più fastidiosi, si può ricorrere anche una terapia orale a base di Euphrasia officinalis 9 CH, 5 granuli 3 volte al giorno». (F. M.)

 

IN PRIMAVERA, PROBIOTICI PER PROTEGGERE L’INTESTINO

In primavera proteggi il tuo intestino: consuma probiotici e stare meglio anche la tua allergia! «La malattia allergica – spiega il dottor Liam O’Mahony, Responsabile del Laboratorio di Immunologia Molecolare allo Swiss Institute of Allergy and Asthma Research dell’Università di Zurigo – è spesso dovuta alla rottura del delicato equilibrio del nostro sistema immunitario, che in parte è regolato anche dal microbiota (flora) intestinale». Una tesi ampiamente sostenuta anche dalla World Allergy Organization che raccomanda l’uso di probiotici per un “approccio proattivo alla salute intestinale” specie in caso di persone a rischio, cioè naturalmente predisposti allo sviluppo di allergie, a vantaggio del benessere delle vie respiratorie. Insomma contro le allergie sarebbe possibile attuare una “naturale” prevenzione efficace e a bassa costo. Un’informazione da non sottostimare se si considera che anche in Italia gli allergici sono moltissimi – 1 su 10,  secondo i più recenti dati ISTAT – a tal punto che le forme allergiche si qualificano come terza causa di malattia cronica dopo ipertensione e problemi articolari. (F. M.)

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