GLI EFFETTI COLLATERALI DEGLI ORMONI? SI RIDUCONO INTEGRANDO LA DIETA

Il 70% delle donne rinuncia alla contraccezione ormonale perché ha paura dei cambiamenti del proprio corpo. Aumento di peso, cellulite, ritenzione idrica, tensione mammaria, acne e cefalea sono i principali timori. E sono tra i più frequenti motivi di abbandono della pillola, soprattutto tra le giovani. Recenti studi hanno dimostrato come gli ormoni, in particolare gli estrogeni, possono interferire con il metabolismo di alcuni alimenti e provocare vere e proprie carenze nutrizionali. Viceversa, si è visto come una dieta sana, ricca di alimenti come verdure, frutta e cereali (le famose sei porzioni al giorno), possa evitare le interferenze metaboliche degli ormoni.

E per chi non riesce a mantenere una simile dieta o soffre di problemi legati al malassorbimento intestinale (ad esempio la sensibilità al glutine) è oggi in commercio un integratore alimentare (Zyxelle), a base di Centella asiatica, Acido folico, gruppo vitaminico B, vitamina C, E, zinco, magnesio, selenio, in grado di compensare queste carenze.

«Non si può prescrivere la pillola a scopo contraccettivo senza valutare le modificazione corporee che gli ormoni potrebbero provocare, interferendo in particolare nell’assorbimento di vitamine e minerali», fa notare la professoressa Alessandra Graziottin, responsabile del Centro di sessuologia medica dell’Ospedale San Raffaele/Resnati di Milano. «Fondamentale è la percezione della propria “body-image”, ma soprattutto del proprio “body-feeling”. Se assumendo la pillola la donna si sente gonfia, avverte problemi di inappetenza, depressione, cefalea, occorre intervenire con altre sostanza che possono “integrare” le eventuali carenze nutrizionali e correggere questi effetti collaterali. E quasi sempre si tratta di donne che hanno un’alimentazione carente di molti micronutrienti, un deficit che viene peggiorato dagli ormoni. Integrazioni a base di Centella asiatica, ad esempio, possono attenuare il senso di gonfiore e ritenzione idrica che molte donne avvertono quando prendono la pillola. E’ dimostrato infatti che la componente estrogenica della pillola interviene sui fattori che controllano l’equilibrio idro-salino e possono causare fenomeni di ritenzioni idrica».

«In più gli estrogeni aumentano i livelli di angiotensina e aldosterone che favoriscono il riassorbimento di sodio e possono aumentare i livelli pressori», aggiunge la professoressa Anna Maria Paoletti, ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Cagliari. «E’ anche vero, però, che alcuni progestinici (levonorgestrel e drospirenone), presenti nelle pillole di ultima generazione, contrastano questi effetti di ritenzione, avendo un’azione antimineralcorticoide. Per questo è importante prescrivere una pillola “personalizzata“, tenendo conto di eventuali predisposizioni, ma anche di quelle carenze nutrizionali che potrebbero concorrere ad accentuare gli effetti collaterali provocati dagli ormoni».

Uno studio coordinato dall’Università Sapienza di Roma e pubblicato a luglio 2013 ha confermato che l’uso della pillola contraccettiva riduce l’assorbimento di alcuni micronutrienticome magnesio, selenio, e vitamine del gruppo B, con particolare riferimento alla vitamina B9 (acido folico).

«I contraccettivi orali interferiscono infatti con un enzima che favorisce l’assorbimento dei folati, indispensabili per il metabolismo degli aminoacidi e per la sintesi di globuli rossi e piastrine», spiega il professor Angelo Cagnacci, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Modena e Reggio Emilia. «Non a caso la scarsa produzione di acido folico provoca, come effetto immediato, anemia, leucopenia e trombocitopenia. Ma è soprattutto correlata all’accumulo di omocisteina, una sostanza che aumenta il rischio tromboembolico, più elevato nelle donne che usano contraccettivi ormonali. In questi casi, l’integrazione con acido folico diventa fondamentale per prevenire episodi di trombosi venosa e rischio cardiovascolare, ed è particolarmente consigliata a chi ha predisposizione per queste malattie. Poiché la carenza di questo acido persiste fino a tre mesi dopo la sospensione della pillola, diventa ancor più importante la sua integrazione se si decide di sospendere la contraccezione per programmare un figlio: è risaputo che la carenza di acido folico è tra le principali cause di spina bifida, una grave malformazione neuronale del feto, spesso incompatibile con la vita».

 

di Paola Trombetta

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