TUMORE AL PANCREAS: IN AUMENTO NELLE FUMATRICI

) che da anni promuove campagne di prevenzione.

In occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (www.aiom.it), che si è da poco concluso a Milano (11-13 ottobre), è stata presentata la prima Campagna di informazione e prevenzione del tumore al pancreas, realizzata con il supporto di Celgene. Un progetto articolato che comprende la distribuzione di opuscoli informativi, un sondaggio tra gli oncologi sulla conoscenza della malattia, uno fra i cittadini riguardo la prevenzione, una pagina web dedicata a questa patologia, sul portale on-line: insiemecontroilcancro.net e un tour in nove Regioni che partirà a gennaio 2014.

«Abbiamo realizzato due opuscoli che saranno distribuiti nei centri di oncologia di tutto il Paese: uno dedicato alla prevenzione e l’altro rivolto ai pazienti che hanno già ricevuto la diagnosi di tumore», spiega il professor Carmine Pinto, segretario nazionale AIOM. «Nell’opuscolo sulla prevenzione sono riportati tanti consigli utili per imparare a seguire uno stile di vita equilibrato, un’alimentazione con pochi grassi ed evitare soprattutto il fumo. Numerosi studi dimostrano una stretta correlazione tra fumo e tumore al pancreas: i fumatori, infatti, presentano un’incidenza tripla per questo genere di tumori, in quanto le sostanze tossiche vengono filtrate dal pancreas. Le percentuali di questo tumore, attribuibili al fumo di sigaretta, sono nell’ordine del 20-30% negli uomini e del 10% nelle donne. Si registra un aumento, soprattutto nelle donne fumatrici, anche se l’incidenza di malattia è prevalente negli uomini: per il 2013 si prevedono 12.200 casi rispetto agli 11.500 del 2012».

Purtroppo è una delle neoplasie con prognosi più sfavorevole: solo il 7% degli uomini e il 9% delle donne sono vivi dopo 5 anni dalla diagnosi. «E’ una patologia complessa che inizialmente non dà sintomi, se non dolori aspecifici nella regione addominale, motivo per cui solo il 7% dei casi viene diagnosticato in fase iniziale», conferma il professor Stefano Cascinu, presidente AIOM. «Un segnale d’allarme potrebbe essere la comparsa improvvisa di diabete. Un’ecografia addominale potrebbe rilevare la presenza di questo tumore che, se diagnosticato nelle fasi iniziali, potrebbe avere qualche possibilità di guarigione. Dopo quasi vent’anni, in cui nessun farmaco specifico aveva l’indicazione per questo tumore, oggi sembra essere disponibile una nuova terapia, nab-paclitaxel. Si tratta di una combinazione tra il chemioterapico paclitaxel e l’albumina in nanoparticelle, una proteina in grado di legarsi più facilmente alle cellule del tumore, diventando così un veicolo di trasporto del farmaco stesso che giunge in quantità maggiori alle cellule tumorali. Già sperimentata con successo nel tumore all’ovaio e al seno, questa nuova molecola, associata a un altro farmaco antitumorale (gemcitabina), ha dimostrato un aumento del 59% della sopravvivenza a un anno e un tasso di sopravvivenza raddoppiato a 24 mesi (9% rispetto a 4%)».

Già registrata per il tumore al seno, si attende entro fine anno l’approvazione della nuova terapia da parte degli enti regolatori dei farmaci (EMA per l’Europa e AIFA per l’Italia). Come risulta da un sondaggio condotto tra gli oncologi, la conoscenza di questa nuova possibilità terapeutica è molto alta e si attende il via libera per l’utilizzo nei pazienti.

di Paola Trombetta    

 

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