“PRONTO SOCCORSO” PER I PROBLEMI DI COPPIA

E’ l’estate il periodo più a rischio per le crisi di coppia. Tempo libero, svaghi, divertimenti: la tentazione dell’evasione è in agguato. Ed emerge il sommerso di anni di problemi “sotto le lenzuola”. Da una recente indagine Doxa, presentata i giorni scorsi in Senato a Roma, per la “Giornata dell’informazione scientifica sul benessere della coppia”, il 22% delle separazioni avviene a causa di problemi della sfera sessuale irrisolti e mai discussi. Per aiutare le coppie ad affrontare e risolvere questi problemi e ritrovare il “benessere a due”, la Società Italiana di Urologia (SIU) e l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (AOGOI) hanno promosso l’apertura, in alcuni ospedali pubblici, dei Dipartimenti della salute sessuale della coppia, dove saranno presenti ginecologi e urologi per affrontare i disturbi sessuali di entrambi i partner. Il primo ambulatorio verrà aperto in autunno a Napoli e per fine anno ne apriranno altri tre: a Milano, Roma, Palermo. «E’ un’iniziativa encomiabile, la prima in Europa, che merita particolare attenzione e si inserisce in una politica sanitaria che punta alla prevenzione», commenta l’onorevole Beatrice Lorenzin, ministro della Salute. «Da quando è stato eliminato il servizio di leva obbligatorio, molti disturbi sessuali nel maschio non vengono diagnosticati ed emergono spesso dopo anni di rapporti sessuali insoddisfacenti che, a lungo andare, possono minare l’unione della coppia. Dalle stime più recenti sembra che in Italia siano 20 mila i “matrimoni bianchi” e che addirittura 16 milioni di italiani abbiano problemi legati alla sfera sessuale».

Quali sono i disturbi più frequenti? «Circa 8 milioni di uomini devono fare i conti con problemi come disfunzione erettile (oltre 3 milioni), eiaculazione precoce (4 milioni), disturbi e calo del desiderio (3 milioni)», conferma il professor Vincenzo Mirone, segretario generale della Società Italiana di Urologia. «Spesso queste problematiche maschili si ripercuotono sulla donna, generando disturbi come mancanza di orgasmo (quattro milioni e mezzo), vaginismo (un milione), disturbi del desiderio (due milioni e mezzo). Accade spesso che i problemi di uno dei due componenti della coppia generi effetti collaterali all’altro partner, tanto che si parla di “danni di coppia”. Se ad esempio lui soffre di disfunzione erettile, è facile che lei lamenti vaginismo o dolore alla penetrazione. Quando lui soffre di eiaculazione precoce, lei quasi certamente avrà problemi di mancato orgasmo. Nonostante tutti questi disturbi maschili provochino insoddisfazione nella partner e siano spesso causa del fallimento della relazione, nel 90% dei casi l’uomo non vuole affrontare il problema».

In questi casi è molto importante l’intervento della donna che, dopo anni di insoddisfazione sessuale, riesce a convincere il partner a rivolgersi allo specialista. «Le donne di oggi sono più consapevoli e affrontano i problemi della sfera sessuale in modo più aperto e deciso, nella ferma convinzione che una buona sessualità è la base dell’armonia di coppia», puntualizza il professor Antonio Chiantera, segretario nazionale dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri. «Non avere una buona salute sessuale comporta insoddisfazione e difficoltà di relazione che possono anche esasperarsi fino alla violenza: talvolta i maltrattamenti entro le mura domestiche possono essere causati dalle frustrazioni dell’uomo che sente di non riuscire a soddisfare la propria donna, non sa come gestire questa sua “inferiorità” e reagisce con rabbia e aggressività. Senza arrivare a questi estremi, una vita sessuale poco appagante può mettere a rischio la stabilità della coppia. Perciò abbiamo pensato di aprire questi Centri a livello ospedaliero, per incoraggiare le coppie a chiedere consigli ed effettuare visite che potrebbero risolvere eventuali disturbi e aiutare la coppia a recuperare il proprio benessere sessuale».

di Paola Trombetta

 

UNA NUOVA CURA PER GLI OVER 50 CON DISTURBI SESSUALI E URINARI

Lui si sente vecchio e avverte imbarazzo: l’ingrossamento della prostata compromette i rapporti sessuali. E la partner si preoccupa e teme seri problemi di salute. Risultato: tensione, discussioni e litigi che mettono a rischio anche i semplici piaceri della vita di coppia. A risentirne è soprattutto l’intimità sessuale, per oltre il 70% degli uomini e l’81% delle donne italiane. E nel confronto con altri paesi gli italiani sono gli uomini che riescono meno a godersi la vita quando soffrono di questi problemi. E’ quanto emerge da una indagine promossa da Eli Lilly in 8 paesi, tra cui l’Italia, su un campione di uomini e donne che vivono l’esperienza di disfunzione erettile e sintomi urinari (irritazione, frequenza della minzione, dolore, difficoltà a urinare e corse in bagno) causati dell’ingrossamento della prostata, frequente negli uomini over 50.

L’indagine, presentata in occasione del Convegno Scientifico della International Society for Sexual Medicine (ISSM) di Berlino, aveva l’obiettivo di comprendere come queste due problematiche entrino nella vita quotidiana degli uomini e delle coppie, compromettendone la qualità e incidendo sul rapporto con la partner, oltre a capire quali siano le difficoltà nell’affrontare il problema con il medico.

I sintomi urinari sono vissuti dall’uomo come parte del naturale invecchiamento in misura molto maggiore rispetto alla disfunzione erettile (47% rispetto al 36% della disfunzione erettile) e per questo gli uomini tendono ad abbattersi e rassegnarsi: quasi nel 60% dei casi subentra la sensazione di sentirsi vecchi e tutto ciò crea tensioni nella coppia, discussioni di cui risentono in modo particolare le donne che segnalano, in misura doppia rispetto agli uomini, che alla fine “ci si evita”.

Se l’imbarazzo nel parlarne è forte – lo confessano il 75% degli uomini – i problemi di disfunzione erettile sono meno imbarazzanti nel colloquio con il medico rispetto ai sintomi urinari (57% contro 43%), segno che la disfunzione erettile inizia a non essere quasi più un tabù, mentre c’è ancora poca conoscenza delle conseguenze dell’ingrossamento della prostata e, quindi, dei sintomi urinari collegati. La correlazione esistente tra la disfunzione erettile e i sintomi urinari è ancora poco conosciuta dagli uomini, solo il 40%, mentre le donne mostrano di essere più informate dei loro compagni (60%).

«I sintomi delle basse vie urinarie, detti anche LUTS, sono fastidi spesso collegati all’iperplasia prostatica benigna e colpiscono fino a 7 milioni di italiani con il progredire dell’età», afferma il dottor Andrea Salonia, urologo e andrologo dell’Unità di Urologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano. «Le più recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato il legame esistente tra disfunzione erettile e sintomi urinari e i meccanismi comuni alle due condizioni, che possono coesistere anche nel 70% dei pazienti di età più avanzata». Quando si riesce a parlarne, le motivazioni sono diverse per uomini e donne: i primi lo fanno per se stessi e per cercare sostegno da parte della propria compagna; per le seconde invece è più evidente rispetto all’uomo il desiderio di affrontare il problema per migliorare anche la vita sessuale: quasi il 50% delle donne cita questa motivazione, contro il 40% degli uomini.

Nel confronto con altri Paesi, gli uomini e le donne italiani sono quelli che più degli altri parlano tra loro del problema, segno che in Italia esiste il dialogo anche su questi temi. Ma sono proprio gli uomini italiani a lamentare più di quelli stranieri il fatto che la disfunzione erettile e i sintomi urinari causino discussioni con la partner.

«Nell’ultimo decennio la felicità sessuale è diventata uno dei valori fondanti anche tra gli over 50 e quando ai problemi di disfunzione erettile, che ostacolano la vita sessuale, si aggiungono i sintomi urinari, che condizionano anche i più semplici piaceri della vita a due, il carico di frustrazione e insoddisfazione nella coppia può diventare esplosivo», commenta la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele-Resnati di Milano. «Tuttavia, il fatto che ci si confronti è comunque un segnale positivo rispetto al passato e denota una maturità delle coppie italiane di gran lunga superiore rispetto a quella di altri paesi. La convinzione che i sintomi urinari siano un normale segno di invecchiamento induce a non cercare un trattamento farmacologico, anche se alla lunga l’impatto sulla vita quotidiana per l’uomo e il timore di patologie più serie del proprio compagno nella donna, spingono dal medico. Dall’indagine emerge che gli Italiani si curano in media di più rispetto agli altri paesi: 3 uomini su 10, infatti, dichiarano di essere in cura con farmaci per i sintomi urinari».

«Oggi è possibile trattare efficacemente sia disfunzione erettile sia sintomi urinari e per questo è importante non rassegnarsi, ma anzi rivolgersi con fiducia al medico», conferma il dottor Andrea Salonia. «Spesso è difficile riconoscere gli uomini che presentano la doppia sintomatologia per la naturale reticenza del paziente a parlare della propria condizione. In questo però l’uomo può essere aiutato dalla partner: è proprio la donna a segnalare la presenza di segni e sintomi che vengono sottovalutati da lui».

E sul trattamento arrivano conferme dell’efficacia di tadalafil, unico farmaco che consente di trattare contemporaneamente disfunzione erettile e sintomi urinari con un’unica pillola. Sono stati presentati per la prima volta in Europa i risultati di uno studio realizzato da Eli Lilly, con il quale è stata valutata l’efficacia del trattamento combinato fra tadalafil (PDE-5) e finasteride (classe di farmaci ARI-5) negli uomini affetti da sintomi urinari collegati all’iperplasia prostatica benigna, con o senza disfunzione erettile. Secondo i dati emersi, i pazienti trattati per 6 mesi con la terapia combinata di tadalafil 5mg e finasteride per i sintomi urinari hanno mostrato un significativo miglioramento rispetto alla terapia con finasteride e placebo, già a partire dalla quarta settimana e per tutte le 26 settimane di terapia, senza riportare differenze nel livello di soddisfazione rispetto al dosaggio né rispetto agli effetti collaterali.

di Paola Trombetta

 

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