CISTITI E VAGINITI: CONSEGUENZE DELL’ESTATE

Tra le patologie più frequenti del sesso femminile ci sono le cistiti e tutte le infezioni delle vie urinarie. L’aumento della temperatura, il cambiamento delle abitudini alimentari e di vita e la maggiore facilità di trasmissione e proliferazione dei microrganismi sono le cause dell’impennata estiva delle cistiti. Stando ai numeri, la cistite ha un’incidenza nell’ordine di 11-30 nuovi casi ogni 100 donne per anno. E il 60% della popolazione femminile riferisce almeno un episodio di questa infezione nell’arco della propria vita. Un caso su 4 si ripresenta, con almeno una ricaduta entro sei mesi e tre episodi entro un anno.

Ma infezioni altrettanto importanti sono le vulvo-vaginiti, causate, nove volte su 10, da Candida albicans, le vaginiti, numericamente meno rilevanti, sostenute da Trichomonas vaginalis e le vaginosi, causate per lo più da Gardnerella vaginalis, tutte responsabili di irritazione, prurito, perdite maleodoranti e fastidio durante i rapporti. Secondo i risultati preliminari di uno studio epidemiologico sulle vulvo-vaginiti, condotto al Dipartimento di Ostetricia e ginecologia dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, emerge che una percentuale variabile tra il 5 e il 40% della popolazione femminile ha sofferto, almeno una volta nella vita, di un episodio di candidosi vaginale. Il ripetersi della sintomatologia, dopo la sospensione della terapia antimicotica, rappresenta ancora un problema serio: l’incidenza di recidive nelle donne che soffrono di varie forme di candidosi vaginale, secondo gli autori, è tra il 5 per cento e il 25%.

 

Spesso però, per l’andamento il più delle volte subdolo, queste infezioni rischiano di essere sottovalutate. Una delle prime armi è la prevenzione, intesa come una maggiore attenzione alla dieta, ai comportamenti igienici e alle abitudini di vita in generale. <Negli ultimi anni è stato chiarito che cistiti e candidosi sono problematiche legate a disbiosi intestinale, cioè ad alterazioni della flora batterica>, osserva la dottoressa Lina Testa, ginecologa omeopata di Roma. <Se la medicina ufficiale è orientata all’impiego di probiotici e antimicrobici, la visione dell’omeopata prende in esame la totalità e complessità dell’individuo e del suo stile di vita. L’alimentazione svolge un ruolo determinante: è noto che i cibi acidificanti, ricchi in proteine e zuccheri raffinati, al contrario di quelli alcalinizzanti (frutta e verdura), da consigliare in caso di disbiosi, possono favorire lo sviluppo di forme fungine che sono già presenti in bassa concentrazione nel tubo digerente ma in condizioni particolari possono prendere il sopravvento e raggiungere l’apparato genito-urinario>. La soluzione?

Prevenzione e cura

Un valido aiuto arriva dalla medicina omeopatica, sia per la prevenzione che per la cura, grazie a prodotti che mirano a combattere l’infezione, a ripristinare il sistema immunitario e a mantenere un corretto equilibrio della flora batterica vaginale e intestinale. Tra i vari rimedi, per la cura della cistite acuta, un farmaco omeopatico di grande interesse è R18: a confermarne l’utilità sono i risultati di uno studio sperimentale, durato 6 mesi, dell’Associazione di Medici Generici appartenenti alla ASL di Milano 2. L’indagine è stata condotta su un campione di 21 pazienti, di cui 19 donne, che hanno lamentato almeno tre o più episodi di cistite nell’anno precedente, suddivise in tre gruppi (trattamento con solo R18, con R18 e antibioticoterapia o soltanto con farmaci antibiotici): la risoluzione del quadro clinico è stata osservata nel 77% delle pazienti trattate esclusivamente con R18, nell’87,5 per cento di quelle trattati con la sola terapia antibiotica e nel 97,2 per cento di quelli sottoposti a entrambi i trattamenti.

Nella terapia delle cistiti ricorrenti invece, un prodotto che ben si affianca all’armamentario medico, è l’estratto di Vaccinium macrocarpon (noto anche come estratto di mirtillo rosso o mirtillo americano o cranberry). La sua azione è fortemente legata alla presenza delle cosiddette proantocianidine di tipo A (Pac A), sostanze che agiscono impedendo l’adesione dei batteri, come ad esempio Escherichia Coli, alle pareti delle vie urinarie. In merito, evidenze recenti hanno rivelato che il prodotto, caratterizzato dalla presenza di un 30% di Pac e gastroprotetto, previene la le cistiti ricorrenti circa nel 90% dei casi già al dosaggio di 200 mg/giorno, una copertura che arriva al 100% se il preparato viene somministrato alla dose di 400 mg/giorno.

Per il trattamento delle vulvovaginiti, come anche delle vaginosi, può essere invece considerato l’impiego di compresse vaginali a base di acido lattico e lattobacilli contenenti un particolare estratto standardizzato ottenuto dalla Krameria triandra, pianta che cresce nelle aree del Sud Pacifico, comunemente nota come Ratania. Secondo dati emersi da studi clinici (Gazz. Med. Italiana, 2009), il prodotto risolve in modo efficace i sintomi vaginali (prurito, bruciore, leucorrea), rendendo negativi nel 100% dei casi i tamponi per Garderella e Trichonomas e dal 66% al 100% quelli per Candida (in relazione alla gravità dell’infezione).

di Luisa Romagnoni

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