Bambini sempre più allergici ai pollini

Non esistono più le mezze stagioni, neanche per le allergie. La complicità dei cambiamenti climatici sta contribuendo a ridefinite le stagioni polliniche, con limiti meno netti, sintomi che compaiono prima del previsto e durano più a lungo nel corso dell’anno. Gli effetti sono diretti sulla salute dei bambini e i periodi di pausa sempre più brevi per i piccoli allergici, che diventano sempre più numerosi: circa 1,2 e 2,7 milioni ne soffrono, spesso sensibilizzati a più pollini contemporaneamente. Questo implica maggiori difficoltà diagnostiche: quando le stagioni polliniche si sovrappongono diventa più complesso individuare il polline responsabile dei sintomi, basandosi solo sulla storia clinica del bambino.

«Per questo stiamo utilizzando diagnostiche molecolari sempre più avanzate – spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù – che permettono di individuare con precisione le singole componenti allergeniche». Accanto ai test tradizionali, come quello cutaneo e la ricerca delle IgE specifiche nel sangue, stanno assumendo un ruolo sempre più importante le diagnostiche molecolari che consentono di identificare non solo il polline responsabile, ma anche le singole molecole allergeniche presenti al suo interno. Alcune di queste componenti sono associate a forme di allergia più gravi e a un maggiore rischio di sviluppare asma. Inoltre, il cambiamento climatico sta favorendo la diffusione di specie vegetali allergeniche in aree dove in passato erano rare o assenti, ad esempio l’ambrosia, originaria del Nord America, che negli ultimi decenni si è diffusa in molte zone d’Europa e oggi è responsabile di numerosi casi di allergia respiratoria sia nell’Italia settentrionale che in altre regioni del Paese. Mentre l’aumento delle temperature, le variazioni di umidità e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi possono influenzare la presenza di muffe nell’ambiente o in alcuni casi il verificarsi di fenomeni come “l’asma da temporale”, quando in caso di temporali particolarmente intensi, i pollini possono frammentarsi e liberare nell’aria grandi quantità di particelle allergeniche, con possibili picchi di attacchi asmatici.

Francesca Morelli

 

 

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