Tumore al seno: in Italia mortalità in calo

Si conferma in Italia il calo dei decessi per tumore della mammella, la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. Grazie alla diffusione dei programmi di diagnosi precoce e ai continui avanzamenti terapeutici, la mortalità si è ridotta di circa il 6% nell’arco di cinque anni. A confermare questi dati, gli specialisti riuniti a Udine nel “Focus sul carcinoma mammario”, convegno nazionale che da oltre vent’anni rappresenta un appuntamento di riferimento per l’aggiornamento scientifico e clinico sulla patologia. L’edizione 2026 è caratterizzata da una novità di particolare rilievo: Udine ospita per la prima volta la Consensus Conference nazionale sul carcinoma mammario.

«Ogni anno in Italia i nuovi casi di tumore della mammella sono oltre 53 mila, di cui circa 1.300 in Friuli Venezia Giulia», afferma Fabio Puglisi, Professore Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Udine e Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’IRCCS CRO di Aviano. «I progressi degli ultimi anni hanno portato a risultati molto incoraggianti: oggi la sopravvivenza netta a cinque anni supera l’88% a livello nazionale e si mantiene su valori analoghi anche nella nostra regione». Nel dettaglio, i dati mostrano che, nelle forme diagnosticate in stadio iniziale, la sopravvivenza a cinque anni supera il 95%, con un miglioramento costante anche nelle fasi più complesse della malattia. «Sono numeri – prosegue Puglisi – che testimoniano l’efficacia di percorsi di cura sempre più integrati. Proprio per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti nella gestione della paziente».

Le novità terapeutiche

Il convegno affronta le principali innovazioni emerse nell’ultimo anno. «Nel tumore della mammella in fase precoce si è consolidato il ruolo degli inibitori CDK4/6 in associazione alla terapia endocrina, con una significativa riduzione del rischio di recidiva e un beneficio anche in termini di sopravvivenza», sottolinea Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttrice della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova. «Parallelamente, si osserva un affinamento sempre maggiore nell’individuazione dei casi in cui è possibile evitare la chemioterapia dopo l’intervento chirurgico. Il ricorso ai test genomici è ormai una realtà consolidata nella pratica clinica quotidiana». Ampio spazio è stato dedicato anche alla qualità di vita. «Affrontiamo inoltre – aggiunge Del Mastro – la gestione dei sintomi legati alla deprivazione estrogenica. Problemi come le vampate di calore o la secchezza vaginale hanno spesso un impatto rilevante sulla qualità di vita e sull’aderenza ai trattamenti». «Nei tumori metastatici, le principali innovazioni registrate negli ultimi mesi riguardano il crescente impiego dei coniugati farmaco-anticorpo (ADC), che stanno ampliando in modo significativo le opzioni terapeutiche disponibili», aggiunge Fabio Puglisi. «Nell’ambito delle terapie endocrine, le novità derivano dall’integrazione di farmaci biologici selezionati sulla base di specifiche alterazioni molecolari, oggi identificabili attraverso la biopsia liquida. Ulteriori informazioni fondamentali – prosegue Puglisi – provengono dalle analisi condotte direttamente sul tessuto tumorale mediante Next Generation Sequencing, una tecnologia che consente di indirizzare la scelta terapeutica verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati».

Chirurgia sempre più personalizzata

«Anche il trattamento chirurgico è diventato nel tempo sempre più personalizzato e meno invasivo», sottolinea Samuele Massarut, Direttore dell’Oncologia Chirurgica Senologica del CRO di Aviano e Coordinatore della Rete Senologica del Friuli Venezia Giulia. «Oggi le decisioni chirurgiche tengono conto di diversi fattori, tra cui l’età della paziente, lo stadio della malattia e le terapie sistemiche previste. Nelle forme in stadio iniziale I–II, la chirurgia conservativa, associata alla radioterapia, rappresenta l’approccio più frequente. Anche la gestione dell’ascella è profondamente cambiata – prosegue Massarut –: in un numero crescente di casi, dopo la biopsia del linfonodo sentinella, non è più necessario ricorrere alla linfadenectomia ascellare, con un chiaro beneficio in termini di riduzione delle complicanze e di miglioramento della qualità di vita. La mastectomia radicale è oggi riservata a situazioni selezionate ed è sempre il risultato di una decisione condivisa con la donna».

La prospettiva europea

Sempre a Udine, nella giornata di venerdì, è prevista la lectio magistralis di Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto della European Society for Medical Oncology (ESMO). «In Europa il tumore della mammella è una delle patologie oncologiche più diffuse – afferma Curigliano – con oltre 374 mila nuove diagnosi ogni anno e più di 95 mila decessi. Non si tratta esclusivamente di una patologia femminile: seppure rara, colpisce anche circa 4.400 uomini l’anno nel continente europeo. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, sviluppando nuovi strumenti diagnostico-terapeutici e ottimizzando quelli già disponibili. L’Italia – conclude Curigliano – fornisce da anni un contributo rilevante alla ricerca oncologica internazionale e si colloca stabilmente ai primi posti per numero e qualità degli studi presentati ai principali congressi scientifici internazionali».

di Paola Trombetta

 

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