Due ore di sonno fanno la differenza sulla vita

Sei mesi di russamento abituale, tutte le notti, tanto rumoroso da svegliare il partner; apnee respiratorie, come fossimo sott’acqua, parziali o complete, che durano oltre 10 secondi ripetendosi di frequente nel corso del sonno; risvegli accompagnati da sensazioni di soffocamento. Sono fenomeni notturni, spesso sottovalutati, talvolta neppure noti a chi ne è affetto, che invece possono evidenziare un problema importante: la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS). Particolarmente “pericolosa” per chi ne è colpito, facilitando la possibile insorgenza di patologie cardiache e di natura vascolare – come l’infarto acuto, l’ictus cerebrale e l’ipertensione arteriosa – ma anche per la sicurezza del prossimo. Perché le OSAS sono ritenute tra le cause più comuni di incidenti stradali, per colpa della stanchezza o di colpi di sonno alla guida.

«Le OSAS – dichiara il dottor Claudio Donner, medico pneumologo e presidente di Fondazione Mondo Respiro, in occasione della Giornata Mondiale del Sonno che si celebra il 17 Marzo – sono un problema diffuso anche in Italia. Si stima che possano interessare il 24% della popolazione maschile e il 9% delle donne, assumendo manifestazioni gravi, rispettivamente nel 4% e 2% dei casi, tali da richiedere una specifica terapia». Di questi anche tra i soggetti più a rischio, prevalentemente uomini con più di 30 anni, in sovrappeso o con elevata circonferenza del collo (superiore a 43 cm nel maschio e a 41 nella donna) o con anomalie anatomopatologiche, come dismorfismi facciali o problemi ormonali che causano l’eccessivo riprodursi di tessuti, solo il 17% sono in terapia utile a monitorare la qualità del sonno, a favore della riduzione del rischio di sonnolenza diurna che abbassa la concentrazione e diminuisce la velocità dei riflessi. Con sensibili ripercussioni sulla quotidianità: prima tra tutte la difficoltà a lavorare e condurre le principali attività della giornata, fino a un aumentato pericolo di infortuni sul lavoro o incidenti stradali.Come confermano anche recenti ricerche italiane, tra cui uno studio pubblicato su Plos One, promosso dal Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Genova e dalla Multinazionale CNH-Industrial IVECO, gruppo italo-statunitense che opera nel settore  dei capital goods tra cui veicoli industriali, autobus, mezzi di trasporto.

La ricerca avrebbe evidenziato che le OSAS possono arrivare anche a quadruplicare il rischio di incidenti d’auto: un dato rilevante se si considera che solo nel 2015, dei 174mila incidenti avvenuti in Italia, oltre 12mila sono stati causati da autisti affetti da apnee notturne, con sequele importanti: 240 morti e oltre 17.200 feriti. Dati confermati anche da altri studi e da ACI (Automobile Club Italiana) secondo cui la sonnolenza, e dunque la guida distratta o indecisa, è responsabile di un incidente su 5. Da cui l’adesione dell’Italia alla Direttiva Europea 2014/85/UE, volta a incoraggiare gli stati membri ad adottare controlli più stretti sulle condizioni di salute di chi chiede il rilascio o il rinnovo della patente di guida.Nel Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 gennaio 2016, si legge infatti che «La patente di guida non deve essere né rilasciata né rinnovata a candidati, o conducenti, affetti da disturbi del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave ed incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell’attenzione, non adeguatamente controllate con le cure prescritte», sottoponendo così i soggetti a rischio OSAS a un percorso di screening diagnostico prima del rilascio della patente di guida. Tra gli esami richiesti: la poligrafia e la polisonnografia, da effettuarsi presso Centri di Cura del Sonno, gold standard per la diagnosi dell’OSAS, che prevedono la rilevazione di parametri che possono influenzare la qualità e quantità del sonno, tra cui la percentuale della saturazione di ossigeno (SpO2), la frequenza cardiaca, il flusso respiratorio il russamento e molti altri, fino al Questionario di Berlino.

Uno strumento di screening tra i più utilizzati, riconosciuto dalla comunità scientifica, che consente una valutazione preliminare del rischio di apnee del sonno secondo una classificazione lieve, moderato e grave, autosomministrabile e scaricabile al sito di App4Health (www.app4health.it/questionario-berlino). Chi se ne occupa è una giovane azienda della sanità digitale del Gruppo SOL che nasce dall’esperienza trentennale di Vivisol, leader europea nelle cure domiciliari erogate a circa 350mila pazienti in Europa, in collaborazione con i diversi Sistemi sanitari nazionali. In caso di sospetta OSAS è possibile eseguire percorsi di screening mirati presso le farmacie aderenti al network App4Health. «Conoscere l’OSAS e iniziare un’adeguata terapia – ha aggiunto Andrea Benedetti, Business Manager di App4Health – significa migliorare la propria qualità di vita, prevenendo fattori di rischio primari, quali il rischio cardiovascolare e neurologico, e secondari come l’eccessiva sonnolenza diurna e il rischio di addormentarsi in situazioni pericolose». In circa un quarto dei casi di forma lieve-moderata, le OSAS possono essere adeguatamente trattate con una “terapia posizionale” che consiste nel dormire sul lato o proni (a pancia in giù) a favore di una riduzione del numero di apnee e dell’intensità del russamento. «Esistono diversi metodi per indurre il soggetto a non dormire supino – ha precisato il dottor Donner – come cucire una tasca sulla giacca del pigiama nella zona tra le scapole e inserirvi una pallina da tennis; indossare un piccolo zaino contenente palline o un piccolo cuscino; posizionare un cuscino lateralmente lungo la propria schiena; ricorrere ad allarmi e stimoli vibratori elettronici o a cuscini specifici, disponibili in commercio, per un adeguato posizionamento della testa. Nei casi più gravi è invece necessario fare uso della CPAP (Continuous Positive Airway Pressure, “ventilazione meccanica a pressione positiva continua”), cioè di una mascherina facciale o nasale che immette un flusso continuo di aria compressa nelle vie respiratorie, in modo che la respirazione resti regolare».

È stato calcolato che dopo due anni di uso di CPAP, il rischio di sinistri torna nella norma, sebbene sia possibile impostare anche altre terapie preventive: primo tra tutti evitare il sovrappeso, che si associa a un rischio maggiore di sonnolenza e colpi di sonno, fare un riposino pomeridiano di una durata minima di 20 minuti,  viaggiare a orari in cui normalmente si è svegli, fare una pausa ogni due ore di guida, viaggiare con un altro passeggero con il quale darsi il cambio, evitare cibi pesanti o farmaci che possano compromettere l’attenzione. Evitando soprattutto di mettersi alla guida se si è dormito meno di cinque ore, perché è tanto rischioso quanto mettersi al volante ubriachi. Il rapporto della Fondazione per la Sicurezza Stradale dell’American Automobile Association, che ha analizzato oltre 4.500 incidenti stradali che hanno coinvolto più di 7mila persone, ha infatti rilevato una probabilità doppia di fare un incidente nelle 24 ore successive tra le persone con un sonno alle spalle di 5-6 ore circa rispetto alle normali 7-8 ore. Come a dire che due ore di sonno in più sono una sicurezza, sulla propria vita e quella degli altri.

di Francesca Morelli

 

Insonnia, russamento, sonnolenza… se ne parla anche con il dentista!

Con il dentista si parla di mal di denti, problemi della bocca e di masticazione, di alito cattivo, mai di disturbi del sonno, perché la possibile correlazione tra notti insonni o tormentate e la salute della bocca, è nota solo al 40% di italiani, come evidenzia una indagine condotta da Philips, nel mese di febbraio, tra i medici odontoiatri della Società Italiana Medicina del Sonno Odontoiatrica (SIMSO) e un campione rappresentativo di popolazione. «Diversi disturbi respiratori che accadono durante il sonno – spiega la dottoressa Marzia Segù, Presidente della SIMSO – tra cui il russamento e le apnee notturne, possono avere anche natura odontoiatrica: nell’adulto sono associabili a un problema di masticazione per una mandibola piccola e retrusa e nei bambini al palato stretto». Solo pochi italiani parlano dunque di sonno con il proprio dentista e lo fanno solo su consiglio del medico di medicina generale (30%), di amici e familiari (30%) e/o dopo aver cercato informazioni in internet (40%), strumento comunque privilegiato dall’85% dei pazienti. Ma la scarsa informazione sulla possibile origine o influenza dei disturbi del sonno, non è il solo limite che impedisce di rivolgersi al dentista e più in generale alla cura di queste problematiche: spesso incidono anche la sottovalutazione del problema da parte del paziente e nel 78% dei casi la percezione di costi elevati legati alla cura. «Diagnosticare e trattare correttamente un disturbo del sonno – ha aggiunto Luigi Ferini Strambi, Presidente della World Association of Sleep Medicine – spesso significa non solo migliorare la qualità della vita del paziente e di chi gli sta accanto, ma anche prevenire una delle 60 patologie del sonno o quelle associate, come l’ipertensione arteriosa ad esempio. Soltanto il trattamento dell’insonnia e della sindrome delle apnee notturne ostruttive porterebbe a enormi vantaggi sia per il singolo individuo che per la società».   F.M.

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