CONTRACCEZIONE POCO PRATICATA: INEFFICACE L’ EDUCAZIONE SESSUALE

Il 42% delle giovani sotto i 25 anni non utilizza alcun metodo contraccettivo durante la prima esperienza sessuale. Il 43% ricorre al preservativo, il 14% alla pillola e l’1% al cerotto o anello vaginale. A rincarare la dose lo scorso anno sono state registrate 9 mila baby mamme con meno di 19 anni, molte delle quali extra-comunitarie, e gli indici di interruzione volontaria di gravidanza sono in aumento tra le under 20 anni. Questi i dati preoccupanti, emersi da un’indagine della SIGO presentata al  Congresso nazionale “L’universo femminile: un infinito da esplorare”,  fino al 9 ottobre a Napoli, promosso da SIGO, AOGOI, AGUI. Nell’occasione è stata presentata l’indagine “Barometer of women’s access to modern contraceptive choice in 10 EU Countries”, presentata in giugno al Parlamento Europeo, da cui risulta che l’Italia è al terz’ultimo posto in Europa per l’utilizzo dei metodi contraccettivi, seguita dalla Repubblica Ceca e dalla Lituania: 16,2% delle donne usano regolarmente la pillola, contro il 52,6% della Germania, il 44,8% del Belgio, il 41,5% della Francia. In compenso il nostro Paese è al quinto posto nelle graduatorie dedicate all’educazione sessuale tra i giovani, anche se siamo ancora lontani da una sessualità responsabile.

Perché questa scarsa fiducia per i metodi contraccettivi? «Da una parte ci sono ancora molti pregiudizi nell’utilizzo di questi metodi, nonostante le grandi campagne d’informazione promosse ad esempio dalla SIGO con iniziative, come il progetto ScegliTu, rivolte soprattutto alle più giovani», conferma il professor Nicola Surico, presidente uscente della SIGO (www.sigo.it). «La carenza è soprattutto legata alla mancanza di un’educazione sessuale in famiglia e nelle scuole. Del resto l’Italia è tra i pochi Paesi europei a non avere l’obbligo dell’insegnamento di questa materia, nonostante i numerosi appelli delle Società scientifiche al Ministero dell’Istruzione affinché venga inserita nei piani educativi. Dall’indagine emerge infatti che solo il 16% delle ragazze ha ricevuto nozioni sulla sessualità in ambito scolastico, da insegnanti o educatori. Il 47% è stato informato da amici, fratelli o sorelle maggiori. Il 22% non chiede consigli a nessuno e agisce di testa propria. Solo il 12% delle teenager si è rivolta al ginecologo. Anche i consultori trascurano spesso il problema. La ragazza si rivolge al consultorio magari per farsi prescrivere la “pillola del giorno dopo” e poi sparisce, continuando ad avere rapporti a rischio fino al caso estremo di una gravidanza, che si conclude spesso in un’interruzione volontaria, in aumento soprattutto tra le under 20enni».

Quale messaggio trasmettere allora per una contraccezione responsabile?  «E’ fondamentale far sapere che la contraccezione ormonale è amica della salute riproduttiva», sottolinea la professoressa Valeria Dubini, vicepresidente della AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri). «Troppo spesso non si valorizzano i benefici della pillola anche per regolarizzare il ciclo, per risolvere il problema delle mestruazioni dolorose e abbondanti, per la sindrome premestruale, per prevenire disturbi come l’endometriosi o malattie più gravi come il tumore all’ovaio e del colon. E’ dunque fondamentale educare, in particolare le adolescenti, a considerare il ginecologo una persona di fiducia che sappia consigliare al meglio per vivere la sessualità in modo responsabile. Tra le diverse opzioni che il ginecologo può proporre, c’è la possibilità di usare in modo continuativo la pillola per diversi mesi, allo scopo di evitare le dimenticanze.  Non sono da escludere i dispositivi intrauterini ormonali (IUS), consigliati anche alle giovani, per la sicurezza contraccettiva del 99%. Molto usati in Europa (15%), in Italia vengono preferiti solo dal 3-5% delle donne in età fertile. Per migliorare la compliance di questi sistemi intrauterini, si sta studiando un dispositivo a rilascio di progestinico, di dimensioni  ridotte e con più lunga durata d’azione (tre anni)».

Per migliorare l’accesso alla contraccezione responsabile, i ginecologi al Congresso hanno lanciato un programma con cinque punti, come sintetizza il professor Emilio Arisi, presidente della Società medica italiana della contraccezione (SMIC). «Sono cinque le priorità che vogliamo mettere in pratica con il coinvolgimento e il sostegno delle associazioni: perfezionare la formazione degli specialisti, già a partire dalle università; introdurre l’educazione sessuale come materia obbligatoria nelle scuole; migliorare le prestazioni dei nostri consultori; condividere un’Agenda della salute per accompagnare le donne nelle diverse età riproduttive; migliorare l’assistenza dopo il parto e proseguire sulla strada per ridurre il ricorso alle interruzioni volontarie di gravidanza».

di Paola Trombetta

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