DONNA-MANAGER IN MEZZO ALLA NATURA

E’ cresciuta nella natura e da questo ambiente ha distillato il suo interesse per le piante, alle quali ha dedicato la sua professione. Valentina Mercati ha 46 anni, un marito, un figlio, Francesco, di 12 anni, e una grande passione: le piante officinali. Che ha visto nascere e crescere assieme a lei, come fossero “compagne di giochi”, nel grande podere di Casa Aboca, vicino a San Sepolcro. E di queste piante ha voluto conoscere fin da piccola segreti e proprietà, che ha saputo poi valorizzare e rendere fruibili per la salute di tutti, utilizzando i mezzi che la moderna tecnologia mette a disposizione. Valentina è riuscita nel suo intento: unire il cuore, la tradizione e l’innovazione tecnologica creando, con il padre e tutta la sua famiglia, un’azienda che ha più di 35 anni di vita. Nell’attività di imprenditrice ha sempre avuto un occhio di riguardo per le donne, più sensibili all’uso di piante medicinali per sé e per la famiglia. Con prodotti mirati ed efficaci, adatti alla salute e al benessere.

Per meglio comprendere la sua “vocazione” al naturale, le abbiamo rivolto alcune domande.

 

Com’è nata la sua passione per le terapie naturali?

«Fin da piccola ho vissuto a lungo immersa nel verde. Abitavamo tutti insieme, una grande famiglia di 14 persone, nella Casa Aboca, un antico podere vicino a San Sepolcro, non distante da Arezzo, che mio padre acquistò da alcuni nobili fiorentini. All’inizio era per noi la casa estiva, dove trascorrevo le vacanze. Dal 1978 è diventata la sede dell’azienda. Non a caso il nome Aboca vuol dire natura e salute, persino nella sua etimologia. Deriva infatti da Abiga, nome locale del Camepizio, una pianta officinale usata in passato per le proprietà depurative. Pur essendo cresciuta in campagna, da ragazza ho coltivato una grande passione: la danza classica e mi sono iscritta all’Accademia di Roma. Ma poi il richiamo della natura ha avuto il sopravvento, non solo come professione, ma come concezione di vita. Ed è diventato un interesse globale, tra benessere, salute, ambiente naturale. E forse grazie a questa passione, che si somma alle competenze acquisite, oggi in azienda faccio proprio il lavoro che più mi si addice, quello di dirigere la divisione marketing e sviluppo di nuovi prodotti».

 

Come donna-manager quale dote si è rivelata fondamentale nella gestione di un’azienda come questa?

«La qualità fondamentale, che più è servita, è quella di essere donna. Non siamo noi che fin dalla notte dei tempi siamo a capo dell’impresa più difficile da gestire, cioè la famiglia? La donna è multitasking per sua natura: allevare figli e preparare da mangiare, lavorare e fare la spesa, governare la casa. Il lavoro manageriale e imprenditoriale assomigliano a quello domestico. A volte però mi sento in colpa per non dedicare tempo sufficiente a mio figlio, che cerco comunque di portare con me in azienda, di coinvolgere, e al quale tento di spiegare questi miei interessi che sono condivisi da mio marito, anche lui in azienda. Per lavorare bene non basta la professionalità e le competenze: ci vuole anche il cuore e Aboca è una parte di me e della mia famiglia. Qui ho vissuto in modo spensierato l’infanzia e l’adolescenza. E quando, da ragazza, vedevo gli studenti dell’università che venivano a visitare l’azienda, per imparare a riconoscere le piante e le loro proprietà terapeutiche, mi sono sentita quasi in obbligo di occuparmene in prima persona. E ho perciò deciso di scegliere una facoltà scientifica che mi potesse dare questa preparazione: chimica farmaceutica. Da questo mix di natura, ambiente, benessere e scienza è cresciuto sempre più il mio interesse per la ricerca di terapie che sfruttassero i principi delle piante per la salute».

 

Qual è la filosofia dell’azienda nello sviluppo dei piani di produzione, dal benessere in senso lato alle cure vere e proprie per le malattie?

«La nostra strategia è di fornire integratori alimentari e prodotti terapeutici sempre più innovativi ed efficaci per il trattamento di situazioni che rientrano sia nel campo del semplice disturbo, che delle vere e proprie patologie. I nostri prodotti nascono da un connubio vincente e originale, quello tra la medicina tradizionale occidentale, basata sull’uso delle piante medicinali, e le moderne conoscenze scientifiche che si sono sviluppate da secoli nella chimica e che oggi possiamo applicare con grandi vantaggi anche nel campo delle sostanze naturali. Questo grazie ai numerosi ricercatori presenti nell’azienda, sia alle collaborazioni con associazioni medico scientifiche e con i tanti centri di ricerca universitari nazionali e internazionali. Per citarne alcuni, l’università di Padova, Milano, Madrid e Cambridge. Una ricerca a 360 gradi che ci permette di dare risposte efficaci a tante esigenze diverse. Dai problemi del sonno a quelli del sovrappeso, da quelli del tratto gastrointestinale a quelli tipici della stagione invernale come tosse, raffreddore, mal di gola».

 

La vostra passione per il biologico è stata “pioniera” delle coltivazioni biologiche di oggi: come è nata questa idea più di 30 anni fa?

«Dal desiderio di mio padre di dar vita a un progetto imprenditoriale che fornisse rimedi non solo efficaci per la salute, ma anche sicuri e rispettosi dell’ambiente. Erano gli anni in cui imperversavano la plastica e la chimica di sintesi, e mio padre decise che si doveva cominciare a cambiare rotta. E’ di questi tempi il primo brevetto per poter conservare le piante nei contenitori di alluminio sottovuoto, eliminando quei sacchi di juta che erano fonte di contaminazioni. Mio padre aveva deciso di investire molte risorse per dare vita a un’azienda agricola che praticasse agricoltura biologica. Ma, riflettiamo, cosa significa agricoltura biologica se non l’agricoltura che l’uomo ha sempre praticato? E invece paradossalmente è diventata oggi una rarità, tanto che deve essere certificata con processi che comportano oneri burocratici ed economici maggiori di quella tradizionale. Non sarebbe più giusto che si trovasse un nome per quella non biologica e che fosse questa a sostenere costi maggiori, poiché impiega anche sostanze nocive per la salute e l’ambiente?».

 

Alla tradizione erboristica avete unito l’innovazione tecnologica: un binomio vincente per la riuscita della vostra produzione, apprezzata nel mondo…

«La ricerca scientifica svolta dai nostri laboratori, utilizzando le più evolute tecnologie, ci ha permesso di raggiungere un elevatissimo livello di specializzazione. Per esempio oggi siamo in grado di avvalerci dei vantaggi delle cosiddette scienze “omiche” come la genomica, la metabolomica, la nutrigenomica che permettono di indagare gli effetti che i principi attivi, estratti dalle piante, hanno sul DNA dell’organismo. La metabolomica in particolare permette di scoprire, identificare e classificare migliaia di sostanze che un fitocomplesso naturale contiene. Un grande passo in avanti rispetto al passato, quando era possibile identificare solo alcune di queste sostanze attive. In futuro, grazie a queste innovazioni saremo in grado di fornire soluzioni efficaci per molte altre patologie. Di recente abbiamo messo a punto alcuni “dispositivi medici”, ovvero prodotti utilizzati come farmaci, che hanno anche un effetto meccanico. Come ad esempio i nostri sciroppi per la tosse, che contengono estratti di piante a effetto emolliente, ma anche composti capaci di aderire meccanicamente alla mucosa delle prime vie respiratorie, proteggendola dagli agenti esterni irritanti, grazie alla formazione di una pellicola protettiva, che svolge un effetto antinfiammatorio indiretto».

 

Quali sono i progetti per il futuro? Ci sarà maggior attenzione alle “terapie di genere“, come sembra suggerire anche l’AIFA per i farmaci tradizionali?

«I nostri progetti per il futuro sono tanti. Continueremo a impegnarci per dare un contributo importante all’evoluzione dei complessi molecolari vegetali e contribuire così al benessere delle persone, anche cercando di mettere a punto soluzioni per esigenze di salute che al momento rimangono scoperte. Per quanto riguarda il suggerimento dell’AIFA, anche la nostra azienda in futuro dovrà concentrarsi di più sullo studio delle differenti risposte terapeutiche in relazione al genere. Già abbiamo realizzato studi su prodotti che sono destinati alle donne, come alcuni integratori alimentari per il miglioramento del benessere in periodi della vita particolari come la menopausa e il periodo premestruale. Abbiamo inoltre un’area molto importante, quella del controllo del peso, alla quale le donne sono più sensibili, pur rappresentando un problema di salute per tutti. In particolare abbiamo studiato complessi molecolari che sono in grado di controllare il picco glicemico dopo i pasti, così da ridurre l’accumulo di grassi negli adipociti e contrastare la formazione di massa grassa. Inoltre abbiamo identificato alcune sostanze naturali che possono migliorare lo stato di salute del tessuto adiposo, che è alla base di un razionale controllo del peso. La donna, oltre a curare se stessa, può avere il fondamentale ruolo di aiutare tutta la famiglia a modificare gli stili di vita e di alimentazione per sconfiggere queste patologie».

a cura di Paola Trombetta

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