Endometriosi: la gravidanza non è più un problema

L’endometriosi è tra le principali cause di infertilità (15-20%) è circa metà delle donne con questa problematica è infertile, ma oggi anche queste persone possono realizzare il loro progetto procreativo. Ne hanno discusso gli esperti, riuniti a Padova per “WE ART MERCK”, dove si è fatto il punto sullo stato dell’arte nella PMA. <Oggi è possibile convivere con l’endometriosi, tenendo sotto controllo i sintomi e mantenendo una buona qualità di vita>, afferma Edgardo Somigliana, docente all’Università degli Studi di Milano e responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. <Negli ultimi anni l’approccio terapeutico è totalmente cambiato rispetto al passato in cui prevaleva quello chirurgico: con la terapia farmacologica (pillola o progestinici) si cerca di creare un ambiente ormonale stabile che consente di ottenere ottimi risultati nella maggior parte delle pazienti. Il dolore che spesso colpisce le donne si manifesta per lo più come conseguenza delle fluttuazioni ormonali: abolendole, si va ad interrompere il circolo vizioso che causa il dolore. Se poi la paziente desidera un bambino, può sospendere le cure e cercare di concepire naturalmente: la gravidanza impatta positivamente sull’endometriosi poiché produce gli stessi benefici di stabilizzazione che si ottengono con la pillola o i progestinici, mantenendo costanti le fluttuazioni ormonali tipiche della malattia. Dopo la gravidanza, come dopo la sospensione di qualunque terapia ormonale, le fluttuazioni ormonali ricominciano e la sintomatologia si ripresenta, per cui è buona norma non “dimenticarsi” della malattia e riprendere la terapia ormonale assunta in precedenza>.

<Un grande aiuto per queste donne viene dalle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e il percorso terapeutico dipende da diversi fattori quali l’età della donna, la riserva ovarica, da quanto tempo cerca la gravidanza e se ha o meno dolore>, afferma Filippo Ubaldi, direttore del Centro di PMA Genera, e vicepresidente SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità). <In presenza di dolore l’eventuale sintomo infertilità deve passare in secondo piano e il medico deve prima pensare a curare il dolore. Di fondamentale importanza è l’età: in una donna di 39-40 anni con endometriosi che cerca un figlio da più di un anno, sottoporre la paziente a fecondazione in-vitro può rappresentare un valido approccio terapeutico. Viceversa, in una donna con più tempo riproduttivo a disposizione, per esempio di 30 anni, con una buona riserva ovarica e senza altri fattori d’infertilità di coppia che cerca un figlio da più di un anno, si dovrebbe curare l’endometriosi medicalmente e/o chirurgicamente per poi lasciarla concepire spontaneamente per almeno 6-12 mesi. Nel caso, invece, delle donne più giovani, con età inferiore a 35-36 anni, che devono sottoporsi alla rimozione chirurgica di voluminose cisti endometriosiche (endometriomi) soprattutto se bilaterali, è consigliata la crioconservazione degli ovociti, perché un intervento chirurgico comporta un rischio di menopausa precoce pari al 2,6% e in ogni caso determina una riduzione significativa della riserva ovarica>.

Paola Trombetta

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