Contro la violenza, la denuncia è da perseguire con costanza

Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. Altro fenomeno preoccupante è quello dello stalking che interessa 3 milioni e 466mila donne in Italia, secondo l’Istat. Di queste, 2 milioni e 151mila sono vittime di comportamenti persecutori dell’ex partner. Ma il 78% delle donne che ha subito stalking, quasi otto su 10, non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto. In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, abbiamo intervistato l’avvocato Alessia Sorgato. Il suo studio legale è il primo coworking milanese tutto al femminile: l’avvocato che difende le donne lavora circondata da donne. Le sue clienti sono mogli maltrattate, ragazze abusate o perseguitate. Per Mondadori ha scritto un libro, Giù le mani dalle donne, un manuale di consigli pratici per le vittime di violenza. Ascoltiamola.

Molestie sessuali. Cosa ci ha insegnato il caso del produttore americano Harvey Weibstein? Questo sollevarsi di denunce e prese di coscienza è il preludio di un cambio di rotta?
«Assisto con interesse a quel che accade da un mese a questa parte e mi interrogo sovente se significhi un cambiamento di rotta, un uscire da quella percentuale di sommerso che, almeno in Italia, porta ben il 93% delle violenze a restare impunite perché neppure denunciate. Al momento temo di no, perché di denunce – almeno da noi – non si sta affatto parlando. Nell’aula giudiziaria si parla una lingua molto diversa da quella dell’agorà mediatica. Si dice che sono decorsi i termini semestrali per poter ancora querelare ma, nella certezza che un processo non si farà, nondimeno si continua a parlare di una certa vicenda che, integrando un reato e per giunta grave, il processo lo meriterebbe eccome».

Ma tutto questo è profondamente ingiusto…
«Certo, perché impedisce alla vittima di vivere, attraverso il processo, quella fase di consegna del proprio vissuto traumatico a soggetti professionisti che, a partire dalle sue dichiarazioni, si occuperanno del caso. Impedisce all’accusato di difendersi con i mezzi che la legge gli fornisce e che sono da utilizzarsi in uno schema preordinato e regolato dal codice. Può confondere il pubblico e indurlo a credere che un’intervista televisiva abbia la stessa valenza di una denuncia e non è così, nel modo più assoluto. Solo una sentenza, passando in giudicato, fissa una verità definitiva. Le donne devono andare in commissariato, non in televisione. L’esigenza di giustizia passa attraverso la procedura e crea precedenti, utili a tutti. Se si rafforzerà la credenza, fortemente ingiusta, che basta mettersi insieme a qualche altra voce per accusare una persona ed essere per questo creduti sino a rovinarne l’esistenza, allora nessuno di noi potrà più rimanere tranquillo e al riparo dai complotti. E in quest’epoca di odio diffuso, tutti siamo a rischio. E ciò sarebbe inaccettabile in uno stato che possiede regole e la forza di doverle far rispettare».

È diffusa la sensazione di una giustizia che non protegga abbastanza le donne. Tra la denuncia e il processo passa un tempo infinito, almeno 5/6 anni. Misure cautelari o di protezione, come l’arresto o l’ordine di allontanamento, non sempre sono applicate con tempestività. Lo dicono i dati. Il 95% delle violenze domestiche resta impunito, il 70% delle vittime di femminicidio aveva sporto denuncia. Eppure non è bastato per salvarsi la vita. Denunciare non è sufficiente, dunque? 
«Purtroppo la strada di una denuncia non sempre è lineare, incontra ostacoli burocratici che possono rallentarla, quando non arenarla del tutto. Denunciare non basta. Ci vuole una figura competente che conosca la legge, sappia usare i suoi strumenti e prevenire i rischi. Ci vuole un soggetto esperto che raccolga le informazioni e le sappia presentare al Giudice, concatenandole e dando loro una precisa valenza probatoria a sostegno di un’ipotesi di accusa. Che sappia sollecitare nel dovuto modo, facendo pressioni laddove veda che il caso viene sottovalutato. Il consiglio è quindi di rivolgersi a un legale che percorra l’iter a ritroso, sappia intervenire se serve e funga da trait d’union efficace e puntuale tra vittima e inquirenti. La risposta può sembrare “di parte” ma, le garantisco, deriva da tanti anni di esperienza in tribunale e innumerevoli momenti passati a parlare con le vittime. Come in tutte le cose, una regia attenta e soprattutto competente può fare la differenza».

C’è ritrosia da parte delle donne nel rivolgersi a un legale?
«Sì purtroppo, nella convinzione (sbagliata) di poter gestire da sole il problema, o peggio, di non potersi permettere gli onorari del professionista. Quasi nessuno sa, infatti, che esiste un rimedio denominato patrocinio a spese dello Stato che consente, a chi disponga di un reddito pari o inferiore a circa 11500 euro annui, di veder pagare la parcella dell’avvocato da parte dello Stato. Per certi reati il limite reddituale è addirittura più alto».

Lo stalker paga e viene assolto. Dopo le polemiche in seguito al caso di Torino (dove il giudice, ha ritenuto congrua la cifra di 1500 euro per estinguere la pena), doveva essere votato in commissione Giustizia alla Camera un emendamento all’articolo 162 ter della Legge di riforma penale, in modo da escludere lo stalking dai reati estinguibili attraverso un risarcimento. Purtroppo continua un assordante silenzio, passato lo strepitio mediatico. La politica preferisce occuparsi d’altro. Cosa possiamo dire alle donne?
«Il caso di Torino ha sollevato un vespaio, che sta benissimo sui titoli dei giornali e che a ragione provoca l’invocazione di un emendamento, ma la giustizia non ha così tanto bisogno del legislatore. È ovvio (forse così ovvio solo per un addetto ai lavori, ma facilmente spiegabile a tutti) che se una persona riceve dalla legge la facoltà di denunciare o meno – che va sotto nome di diritto di querela – possiede anche il diritto inverso di rimettere la querela e dettarne le condizioni. Nessuno può giudicare estinto un reato che la vittima voglia continuare a perseguire. Però deve essere lì a dirlo. Presentatevi in aula! Siate presenti e attente a quello che succede della vostra denuncia. Non lasciatela andare come un messaggio nella bottiglia, perché si tratta della vostra vita. Se non vuoi i 1500 euro che lui è andato a offrirti, vai in aula e spiega le tue ragioni. L’articolo 162 bis dice espressamente che il giudice, prima di assumere la decisione, deve sentire l’opinione dell’interessato/a e non credo proprio che, a fronte di un rifiuto netto ad accettare una certa somma, si permetta di sostituirsi alla decisione della parte lesa».

Cristina Tirinzoni

 

25 novembre: gli appuntamenti nelle città italiane

Sono tanti gli eventi in programma in molte città italiane, nella Giornata contro la violenza sulle donne. Milano aderisce all’iniziativa lanciata dal movimento degli Stati Generali delle Donne che chiede ai Comuni di installare sul proprio territorio una panchina rossa, simbolo contro la violenza e “monumento” all’impegno in favore di una cultura di parità. Venerdì 24 novembre, alle ore 14, la panchina rossa sarà inaugurata all’interno del Parco Sempione, di fronte alla Biblioteca Sempione, in via Miguel de Cervantes. Ad accompagnarla una targa con la dicitura: #panchinerosse Milano dice basta alla violenza sulle donne. Sabato 25 novembre, alle ore 17, sarà inaugurata un’altra panchina rossa, fortemente voluta dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia, posata di fronte alla Casa della Psicologia in piazza Castello, 2. La posa della panchina sancisce l’impegno dell’Ordine nei vari campi del sostegno alle persone in difficoltà e in particolare nel contrastare la violenza contro le donne. Anche ATM aderisce alla campagna nazionale “Posto occupato”. Per tutta la giornata di sabato, sui bus della linea 94, un posto sarà simbolicamente riservato alle donne vittime di violenza, con un adesivo della campagna. Sempre sabato 25 novembre, alle ore 15, piazza della Scala farà da sfondo a “Le se-die”, un work in progress teatrale a cura di Donatella Massimilla, regista della compagnia CETEC Dentro/Fuori San Vittore. Un evento di solidarietà che avrà per protagoniste attrici, musiciste, cittadine e detenute della compagnia CETEC Dentro/Fuori San Vittore. Prima della performance, saranno letti i nomi delle donne vittime di femminicidio dall’1 gennaio al 25 novembre di quest’anno. Sabato 25 novembre poi Palazzo Marino s’illuminerà di arancione, partecipando all’iniziativa #Orangetheworld, promossa dal Comitato Nazionale Women Italia. La campagna UNiTE to End Violence against Women, lanciata nel 2008 dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, dedica il 25 novembre alla sensibilizzazione rispetto al tema della violenza di genere e, attraverso l’arancione, colore luminoso e positivo, intende rappresentare simbolicamente un mondo privo di tutte le forme di violenza contro donne e ragazze. Oltre a Milano, aderiscono quest’anno anche Firenze, Caserta, Napoli, Venezia, Torino, Pisa, Siena, Bari, Brescia, Massa Carrara, Orvieto, Genova, Matera, Perugia, Potenza, Parma, Verona, Cagliari, Lecco, Ancona, Pordenone, Padova. Maggiori informazioni sul sito www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/partecipa/diritti/pari_opportunita/Iniziative/25_novembre.

In occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne, si moltiplica il Muro delle Bambole, The Wall of Dolls: a Milano alla “Casa delle Arti Alda Merini” ne nascerà uno nuovo. Come pure si rinnova a Roma, Genova, e in tante altre città che hanno condiviso il progetto di denunciare le ingiustizie su un muro urbano con una forza potentissima, forse l’unico mezzo per costringere la comunità a interrogarsi su questa emergenza sociale. A presentare questi nuovi spazi urbani saranno artisti e musicisti, con intrattenimenti e concerti in molte città.

Ecco i principali eventi:

Roma, ore 11, Wall of Dolls, Via degli Acquasparta (Piazza Navona), con Antonello Venditti;
Milano
, ore 15, Casa delle Arti (Spazio Alda Merini), via Magolfa, 32: installazione nuovo Wall of Dolls con Jo Squillo, Marianne Mirage, Ginger Bender; Milano, ore 16, Wall of Dolls, Via De Amicis 2. Musica con il coro gospel di detenute della Casa Circondariale di S. Vittore “Oltre le mura” dirette da Sara Bordoni, in collaborazione con Auser Regionale Lombardia e Rebirth Italy, con Jo Squillo, Giusy Versace, Marta Marangoni.
Bologna, ore 18, Piazza Maggiore, Flash mob Nazionale con Antonietta Laterza e le Associazioni contro la violenza sulle Donne;
Genova, ore 18,
Piazza De Ferrari Flash mob nazionale con IPASVI;
Milano,
ore 18, Piazza Duomo, Flash mob nazionale con Jo Squillo e Giusy Versace, Lorena Cacciatore, Ginger Bender;
Roma, ore 18,
Flash mob Nazionale, Via degli Acquasparta (Piazza Navona);
Perugia, ore 21,
proiezione “Futuro è donna” con Francesca Carollo;
Tolentino (MC)
, ore 21, proiezione del documentario “Furuto è donna”;
Foggia, ore 21,
UilPost Foggia e Comitato Pari Opportunità “Futuro è donna”;
Padova
, ore 22,  Concerto con Jo Squillo.   P.T.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

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